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A Muyesser Gunes, ambasciatrice di pace

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A Muyesser Gunes, ambasciatrice di pace
Costruttori di pace
terrelibere.org  
Un racconto in versi dedicato a Muyesser Gunes, donna kurda del Movimento delle Madri della Pace: per ricordare Dino Frisullo, a due anni dalla sua morte.

"Il cuore di Dino batte ancora per il popolo kurdo" Nel giugno del 2001, alla vigilia dei fatti di Genova, Muyesser Gunes, donna kurda appartenente al Movimento delle Madri della Pace, arriva in Italia per un giro di incontri. Il primo di una serie, durante i quali Muyesser stringe rapporti soprattutto con il Movimento delle Donne in Nero. Da allora è diventata un`ospite accolta con calore da tutto il movimento pacifista, oltre che dalle donne. Il suo volto, fiero e sereno, è uno dei volti indimenticabili tra le immagini di alcune delle più significative manifestazioni contro la guerra in Italia. Di recente è stata arrestata in Turchia dopo una manifestazione e poi rilasciata anche grazie alla mobilitazione organizzata dalle Donne in Nero. Quel viaggio in Italia nell`estate del 2001 fu fortemente voluto da Dino Frisullo, che, con l`unica risorsa delle sue idee chiare e delle sue convinzioni, fu artefice, il primo ma non il solo, di questa prima missione di Muyesser Gunes organizzandole un`agenda, procuradole interviste e, spesso, facendole da accompagnatore ed interprete. La sua storia è narrata in questo racconto in versi che Dino, reporter della vita e poeta di strada, le dedicò, all`indomani dell`uccisione del figlio, per mano dell`esercito turco, durante un incursione nei territori dove si erano ritirati i militanti della guerriglia kurda, proprio nei giorni in cui Muyesser, ambasciatrice di pace, svolgeva la sua prima missione in Italia. (Tratto da: Liberazione, 05.06.2005) A MUYESSER GUNES, AMBASCIATRICE DI PACE E` notte. Muyesser nel suo letto straniero certo ha chiuso i suoi occhi. Ogni tanto si perdevano nel vuoto stasera nel suo volto stanco. Forse dorme - le sue mani si contraggono convulse, un grido le si strozza nella gola. «Da quel giorno non dormo senza incubi» ha detto. Incubi ricorrenti per mesi per anni ogni notte da quando le dissero che suo figlio era morto. Un messaggio secco come una sentenza, tagliente come lama d`acciaio: «ucciso in uno scontro fra soldati e terroristi». Era bello il maggiore dei suoi figli, diceva (nei suoi occhi brillavano lacrime) alto più di due metri forte come un gigante. «Mostra la coda, kurdo! Che lingua parli, bestia?» Fuggì via dalla scuola del villaggio ma in città trovò i Lupi grigi. «Prendilo, è kurdo! Schiaccia quella serpe!» Finchè un giorno a vent`anni (bello era e forte, alto come un gigante) si volse indietro per l`ultimo sorriso sul sentiero che porta alla montagna. Forse ora sogna quel sorriso Muyesser ma le mani si serrano a sangue su un foglietto tagliente come lama d`acciaio. Forse sogna i soldati, da quel giorno tornarono ogni sera: «ancora qui? portateli in caserma, questo nido di vipere va chiuso! tu vecchio, non sei kurdo, secondo me sei armeno, togliti i pantaloni verifichiamo se sei circonciso... i tuoi nipoti, figli di cani, fratelli di quel cane sovversivo, vieni a cercarli domani in prigione!» «Parla di te» chiedevano le compagne italiane - ma come raccontare l`arroganza il potere la tortura la fierezza il dolore la fatica di vivere ogni giorno, l`orecchio teso a ogni passo nella sera, quell`urlo che saliva fino al cielo il giorno che bruciarono le stalle e gli animali... con che parole dire l`ultimo sguardo alla casa di pietra, quella carezza ai tronchi dei pistacchi visti nascere e crescere coi figli, l`ultimo addio dalla sponda di un camion in quell`alba liquida e gelida, una svolta un singhiozzo l`ultima alba sui monti di Siìrt… come si può spiegare con parole? Leggete nei miei occhi, guardatemi e saprete, dicevano i suoi occhi fieri e stanchi. «E` bella Istanbul ma è grande, ti ci perdi, due ore d`auto per traversarla tutta e quell`aria pesante di fumi... Sarebbe bella Istanbul se solo si potesse respirare, se le case non fossero topaie». Ha quasi cinquant`anni Muyesser (così dice l`anagrafe, sorride) ha cresciuto sei figli, e uno è morto, ma gli anni più pesanti sono questi sei anni nella metropoli dove non sei nessuno e non respiri se non fumi e scarichi e non ci sono alberi di pistacchio e all`alba non c`è gallo nè risveglio di uccelli ma solo strida tristi di gabbiani dal Bosforo... Sola, con il marito che lavora a giornata se e quando c`è lavoro e cozze, tante cozze da riempire di riso perché i figli le vendano insieme ai fazzoletti per pagare l`affitto di quella baracca nel quartiere di Gazi quartiere sovversivo di kurdi ed alawiti quartiere che conobbe il rombo dei blindati e la loro mitraglia. Come si può spiegare la fatica di vivere ogni giorno? Ed un giorno è sparito l`altro figlio stanco di vendere cozze e fazzoletti e d`insulti e miseria e paura se n`è andato forse è ad Istanbul forse in prigione o forse vaga libero coi suoi compagni sulle sue montagne... Sa parlare due lingue Muyesser ma preferisce il kurdo lingua dolce che sa di rugiada e pistacchio e fu bello poterlo parlare quando entrò nella sede dell`Hadèp, e parlarlo fra donne: «di che villaggio sei?» «tuo marito è in prigione? ogni quanto lo vedi?» «lo so cosa vuol dire ho anch`io un figlio e una figlia in montagna» «di questi tempi mietevamo il grano...» e scoprire il rispetto degli uomini alle donne, di compagni a compagne: «Hevàl, gradisci un tè?» «ritorna quando vuoi, qui di te c`è bisogno» «sai chi è Leyla Zana? le donne come te sono la nostra forza...» Forse ora nel sonno sorride Muyesser risente il fumo caldo odoroso di tè e scorre la sua vita come un album di foto, come un film di cui si scopre regista ed attrice dal villaggio alla metropoli, all`Hadèp di Gazi, fino allo sciopero della fame - Ocalan in Italia, la grande speranza (e bastoni levati a colpirla) la marcia delle donne fino ad Ankara i sit-in per gli scomparsi nella piazza di Taksìm (ancora quei bastoni) e le donne-sorelle davanti alle prigioni le lunghe discussioni sulla scelta di pace… Ce l`aveva già dentro, la scelta della pace, fin da quando sentiva nella sua stessa carne il dolore delle madri dei soldati, soldati turchi uccisi... nemici? può essere nemico il pianto di una madre? Le venne naturale organizzarsi insieme: le Madri kurde e turche contro la guerra sporca! Sorride Muyesser nel suo letto straniero piccola grande donna ed ora ambasciatrice due settimane da Napoli a Trieste il velo bianco che vuol dire pace decine d`assemblee centinaia d`occhi amici a Genova l`abbraccio lungo e forte delle donne e la magia notturna di Venezia e gl`incontri con sindaci e assessori e le fotografie sullo sfondo dei Fori da mostrare domani alle compagne kurde... Ti sia leggero e dolce il sonno, Muyesser. Perché domani le tue compagne t`abbracceranno forte piangendo all`aeroporto d`Istanbul e senza ancora leggere quel foglio lo riconoscerai sentirai la sua lama nelle viscere saprai guardandole negli occhi che mentre in Italia parlavi di pace t`hanno ammazzato il tuo secondo figlio... Dino Frisullo - 17 giugno 2001