Come i problemi globali diventano locali
Proteste, guerre, migrazioni e deriva securitaria
Decisioni globali e problemi locali. Uso del territorio “non voluto” e movimenti di protesta. La guerra in Sudan, gli sbarchi a Lampedusa. La deriva securitaria ed il MUOS di Niscemi. Le minacce al calciatore Beckham e lo spettro del fondamentalismo islamico. Le scelte razionali delle migranti che esercitano la prostituzione. Bush e Obama. La Sicilia e l’Afghanistan. Come la relazione tra il battito d’ali di una farfalla e l’uragano, le questioni globali rivelano connessioni sorprendenti, che i nuovi cittadini non possono ignorare…
1. Il processo di “securitizzazione” trasforma in questioni di sicurezza problemi che di sicurezza non sono, come ad esempio l’immigrazione. Oggi non solo in Italia, ma in tutta Europa, i governi scambiano e usano come sinonimi ordine pubblico e sicurezza. Il modello dell’emergenza presuppone misure eccezionali accettate dalla popolazione solo per paura, costruita ad arte mediante processi di diffusione mediatica di messaggi di inquietudine.
2. Le decisioni assunte da livelli di governo nazionali e sovranazionali hanno delle ricadute “problematiche” su aree delimitate di territorio. Alcuni problemi che nascono a livello locale assumono poi una dimensione che va al di là del territorio circoscritto in cui hanno origine, per assumere rilevanza sociale e politica extra-locale, cioè nazionale e in un alcuni casi globale. Un confronto tra le opposizioni alle basi militari in Veneto ed in Sicilia.
3. Ordine, decoro e sicurezza: le parole d’ordine di una politica che vuole “nascondere” e non “risolvere”. La prostituzione è un’efficace metafora della vicenda complessiva dell’immigrazione in Italia, è il fenomeno che è stato più di altri oggetto delle campagne per la sicurezza di questi anni ma prima di ogni altra cosa dovrebbe essere letta come una delle tante modalità attraverso cui si espleta il lavoro dei migranti, evitando di negare la soggettività e la capacità di autodeterminazione del progetto migratorio.
4. A cosa servono le basi militari, ed il loro “indotto” di guerre e profughi? Sono gendarmi della sicurezza che presuppongono un nemico temibile, costruito con tenacia nel corso degli anni: dagli “Stati canaglia” all’“Asse del male”, fino al fondamentalismo islamico. La Sicilia – primo punto di arrivo degli africani che fuggono guerre e repressione – è oggi il crocevia dei problemi del mondo. Il telegiornale parla di “invasione” riferendosi a Lampedusa, ma non spiega le cause, non analizza le motivazioni, crea invece nuove paure, nuovo bisogno di “sicurezza”, nuova militarizzazione. Dal Sudan alla Sicilia arrivano i profughi, da Sigonella agli scenari di guerra africani partono gli aerei da combattimento.
Indice del volume
Dal globale al locale: “securitizzare” il mondo (Francesca Longo)
Il ruolo delle installazioni militari
“Securitizzare” il mondo
L’Unione Europea al bivio
Dal locale al globale: le opposizioni alle basi militari in Italia (Gianni Piazza)
I conflitti locali: Nimby, Lulu o Nope?
I No dal Molin a Vicenza
Le campagne contro la base di Sigonella
Vicenza e Sigonella: spiegare le differenze
I No MUOS a Niscemi: un’inversione di tendenza?
Ordine, sicurezza e decoro: come occultare la prostituzione volontaria e la soggettività (Pietro Saitta)
La prostituzione come lavoro
Contrasto
Conclusioni
Come la costruzione del nemico produce guerre e migrazioni (Antonello Mangano)
Fuori dal mondo, dentro il globale
I migranti, prodotto delle guerre
Il nemico islamico
Riferimenti bibliografici