Non c’è un posto in Italia come Rosarno, che come Rosarno riassuma i drammi e le contraddizioni della nostra epoca. Dall’economia globale a quella criminale, dalla mafia alle migrazioni. Incontreremo lavoratori marginali inseriti in un contesto mafioso moderno ed arcaico, le leggi razziste che producono marginalità fino al lavoro servile. E una terra per nulla immobile, raccontata da Giuseppe Lavorato: dalla grande stagione dell’occupazione delle terre all’omicidio Valarioti fino alle lotte di massa contro la mafia.
“Assai necessario da leggere, con un titolo in cui credo molto`. Roberto Saviano, Repubblica
“Un livre passionnant et prémonitoire`. Marcelle Padovani, Le Nouvelle Observateur
“A good description of migrant farm workers` conditions`. - Vittorio Longhi, The Guardian
“Un libro prezioso. E` vero dunque: gli africani salveranno Rosarno e forse l`Italia`. Barbara Spinelli, La Stampa
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Prefazione di Valentina Loiero
Introduzione di Giuseppe Lavorato
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La paura cambia indirizzo. Il comunicato stampa
Perché questa seconda edizione aggiornata? Perché rispetto alla prima mancano tante vicende (i fatti di Rosarno e le loro conseguenze). Ma soprattutto per provare a correggere un immaginario collettivo profondamente sbagliato.
Per i media e dunque per il senso comune, Rosarno è la metafora di una bomba pronta a esplodere ovunque ci siano tensioni tra immigrati e italiani. Per noi è la speranza: anche un luogo estremo e senza luce può innescare processi di cambiamento se viene contaminato da mentalità differenti. “Luoghi-mondo che non si incontrano`, li ha definiti Stefano Boeri, architetto del Politecnico di Milano, che ha promosso progetti visionari (e ignorati) per valorizzare le potenzialità della Piana e la presenza dei migranti. Insieme ai suoi studenti provenienti da tutto il mondo è stato l`unico a non considerare Rosarno come un “problema` da risolvere.
In Italia infatti la raccolta dei pomodori (o delle arance o delle patate) si affronta abitualmente con gli strumenti dell`emergenza umanitaria: container e tendopoli. Perché non cominciare dalla questione sindacale? La povertà estrema dei braccianti dipende dai salari bassi e da una filiera malata.
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Dopo il ferimento di due lavoratori della Costa d`Avorio, gli africani di Rosarno si ribellano. E` il 12 dicembre 2008. Il loro gesto segna il confine tra la rassegnazione e la protesta, tra il consueto e l`inaccettabile.
Non sono i cittadini italiani a trovare il coraggio della rivolta civile, ma quelli che la televisione e i politici chiamano “clandestini`. Rosarno è uno dei tanti paesi agricoli del Meridione dove gli immigrati sono sfruttati, sottopagati, umiliati. Ma è anche l`unico dove, dal 1992, sono vittime di sconcertanti episodi di violenza.
La popolazione è oppressa da un sistema mafioso fatto di narcotraffico intercontinentale e arcaismo brutale, boss rapinatori, violenze quotidiane.
La storia della Piana è però molto contraddittoria, e ha vissuto momenti eroici, anche recenti, di lotta al latifondo ed alla mafia. L`esempio degli africani, che rifiutano il fatalismo fino dal momento della partenza, indica a tutti gli italiani una possibile via di salvezza...