Aggiornamento: il laboratorio è stato rioccupato
Hanno murato le porte e le finestre, ed hanno percosso cittadini inermi, ma nessuno ha ancora risolto la situazione di emergenza derivante dallo sgombero violento del Laboratorio Zeta di Palermo. Attorno al Laboratorio Zeta , alle tende nelle quali sono accampati i rifugiati, nei gazebo nei quali continuano le attività del centro sociale è cresciuta la solidarietà, di tanti, intellettuali, esponenti politici, cittadini. A Palermo come a Rosarno la combinazione della incapacità delle istituzioni locali nel fornire soluzioni concrete e la pulsione ricorrente delle forze dell’ordine verso interventi repressivi stanno creando ancora una volta le premesse per la trasformazione di una questione sociale in un problema di ordine pubblico. Nelle condizioni atmosferiche di questi giorni di gennaio il presidio permanente davanti il centro sociale non potrà durare a lungo. Il contenzioso tra il Laboratorio Zeta e l` associazione «Aspasia», si protrae ormai da oltre un anno senza che nessuno abbia trovato una qualsiasi soluzione. Anche l’ultima offerta del Comune riguarda locali che non sono agibili e si risolve dunque nell’ennesimo nulla di fatto.
Era il 22 aprile del 2009 quando arrivò la prima ingiunzione di sgombero,dopo una causa civile durata anni. Lo Iacp, proprietario dell`immobile, dopo che il Laboratorio Zeta aveva cominciato la sua attività nel 2001 riaprendo alla fruizione pubblica un edificio che versava in stato di abbandono, aveva ceduto in uso quei locali all’associazione Aspasia, forse nella convinzione che in questo modo sarebbe stato più facile ottenere lo sgombero del Laboratorio, che nel frattempo aveva avviato la sua attività di accoglienza dei migranti richiedenti asilo, ottenendo importanti riconoscimenti dal Comune e da altre istituzioni. Lo scorso anno, dopo la sentenza che condannava lo IACP a consegnare i locali alla associazione Aspasia, constata la situazione di stallo, l`ufficiale giudiziario rinviava la consegna del bene al 22 giugno 2009 senza che nel frattempo lo IACP ed il Comune trovassero una soluzione per consentire allo Zeta di proseguire le sua attività sociali.
Quando si attendeva che la trattativa giungesse al suo sbocco finale il pesante intervento di polizia e carabinieri, sollecitato –parrebbe- dalla stessa associazione assegnataria. Adesso, malgrado lo sgombero abbia creato una nuova, ulteriore, situazione di emergenza in una città già dilaniata da una diffusa emergenza abitativa, Prefetto, Comune e IACP stanno a guardare senza individuare soluzioni che consentano la prosecuzione delle attività sociali dello Zeta e la immediata accoglienza dei rifugiati sudanesi costretti da giorni a dormire all’addiaccio sotto la pioggia.
Il Laboratorio Zeta è un patrimonio della città di Palermo e non può essere ridotto ad una questione di ordine pubblico. Davanti al Laboratorio Zeta, malgrado le manifestazioni di solidarietà e la prosecuzione delle attività sociali, ancora in questi giorni, si stanno verificando gravi situazioni di emergenza con il rischio di danni gravi alle persone che sono costrette a sopravvivere in rifugi di fortuna in condizioni ambientali pessime. Tutti i diritti fondamentali dei migranti sudanesi vengono negati dall’inerzia delle istituzioni che sono state capaci soltanto di adottare misure di polizia.
Anche il diritto all’abitazione rientra tra i diritti primari della persona, e dei rifugiati sudanesi dello Zeta in particolare, soprattutto considerando il fatto che la maggior parte di loro attende ancora dalla Questura il rilascio del permesso di soggiorno in corso di rinnovo, bloccato da mesi per le lungaggini burocratiche dell’Ufficio immigrazione. Sgomberati dal Laboratorio Zeta, buttati sulla strada, ma nella impossibilità di lasciare Palermo, per il rischio di non potere rinnovare altrove i loro documenti di soggiorno. Di fronte a questa situazione di stato di necessità deve riconoscersi altrove ed in altro tempo il diritto dell’Associazione Aspasia ad entrare in possesso di una struttura, sempre ammesso che tale diritto sia ancora riconosciuto dallo IACP che non ha fatto una tempestiva opposizione alla sentenza di condanna al rilascio dell’immobile.
Occorre verificare tutti i presupposti attuali della concessione in uso ad Aspasia dei locali occupati da anni dal Laboratorio Zeta, una occupazione per la quale il Comune di Palermo, alla luce della destinazione sociale del bene, pagava luce ed acqua, includendo, persino nel suo portale internet, il laboratorio tra i luoghi di accoglienza della città. I locali del Laboratorio Zeta vanno immediatamente restituiti allo loro destinazione sociale, ed all’accoglienza dei rifugiati, senza disperdere un patrimonio di esperienze e di solidarietà assolutamente unico in una città come Palermo. La situazione di emergenza che si è determinata davanti in via Boito va risolta al più presto consentendo la ripresa delle attività del laboratorio e l’accoglienza dei rifugiati.